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Editoriali

A proposito delle polemiche tardive e politiche sul RIS e su Roma

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Neppure dopo lo spegnimento dei motori si placa la polemica sul trasferimento del rally iridato dalla Sardegna al Lazio. Sarebbe invece il momento del silenzio. Pur comprendendo gli interessi economici in ballo, il rally è delicato. E potrebbe rompersi. Sarebbe un peccato, perché è dell’Italia.

Il Rally Italia Sardegna ha appena spento i motori, ma sull’isola non si sono ancora spente le polemiche politiche legate al futuro della gara mondiale. Il trasferimento della tappa dal territorio sardo al Lazio, con il passaggio da Olbia-Alghero a Roma, continua infatti ad alimentare confronti e scontri tra esponenti politici e istituzioni.

Il tema è rilevante non soltanto per il prestigio sportivo della manifestazione. Il Rally Italia Sardegna rappresenta da anni anche un importante appuntamento per il territorio, grazie al pubblico, agli addetti ai lavori e all’indotto economico generato durante i giorni della competizione. Proprio per questo, la prospettiva di perdere la presenza del Campionato del Mondo Rally in Sardegna ha aperto un confronto che sta proseguendo anche dopo la conclusione dell’ultima edizione.

La discussione, tuttavia, si concentra anche sulle ragioni che hanno portato al cambio di sede. Ed è proprio su questo punto che il confronto politico rischia di spostarsi su un terreno diverso da quello sul quale è stata effettivamente assunta la decisione.

La scelta della location del Rally non è infatti riconducibile, e lo conferma la ricostruzione proposta dai capigruppo del centrodestra di Alghero, a una decisione politica del Governo o delle istituzioni italiane. La partita riguarda invece gli organismi che governano e gestiscono il Campionato del Mondo Rally, in particolare FIA e WRC Promoter. Ovviamente Aci ha assecondato le decisioni della Fia, anche perché se non lo avesse fatto probabilmente avrebbe fatto perdere il Mondiale all’Italia intera e non solo alla Sardegna (qui l’approfondimento).

Diversi gli interventi politici e i tentativi di riprendere le trattative anche durante il rally. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello di Valdo Di Nolfo, intervenuto sul futuro della manifestazione e sulla necessità di difendere la permanenza del Mondiale in Sardegna. A rispondergli sono stati Marco Tedde per Forza Italia, Raffaele Salvatore per UDC-Patto per Alghero, Michele Pais per la Lega, Alessandro Cocco per Fratelli d’Italia, Massimiliano Fadda per Prima Alghero e Giovanna Caria per i Riformatori Sardi. I sei capigruppo hanno contestato innanzitutto la tempistica dell’intervento di Di Nolfo.

“Prendiamo atto dell’intervento di Valdo Di Nolfo sul Rally. Meglio tardi che mai, ma arriva fuori tempo massimo: in questi anni di presenza in Consiglio regionale non ricordiamo una sua particolare attenzione al futuro della tappa mondiale in Sardegna”.

La critica politica, però, non si ferma alla tempistica. Secondo i rappresentanti del centrodestra algherese, sarebbe soprattutto sbagliato individuare nel Governo nazionale i responsabili dello spostamento della gara.

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“Soprattutto, Di Nolfo sbaglia interlocutori. Abodi e La Russa non hanno deciso di spostare il Mondiale a Roma”.

Il riferimento è al ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e al presidente del Senato Ignazio La Russa. La posizione espressa dai capigruppo è netta: la scelta delle sedi non sarebbe stata assunta dalla politica nazionale.

“La scelta delle sedi del WRC è degli organismi che gestiscono e governano il campionato, WRC Promoter e FIA”.

La replica richiama inoltre il ruolo svolto da Aci nella vicenda. Secondo i capigruppo, gli atti ufficiali dimostrerebbero che l’Automobile Club d’Italia aveva sostenuto la permanenza della competizione in Sardegna.

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“E gli atti ufficiali dimostrano che Aci aveva sostenuto la permanenza del Rally in Sardegna”.

Il confronto si sposta quindi sulla candidatura di Roma. Secondo la ricostruzione dei rappresentanti del centrodestra algherese, la Capitale avrebbe lavorato per un periodo prolungato alla costruzione delle condizioni necessarie per ospitare il Mondiale.

“Nel frattempo, a Roma, il sindaco Gualtieri e l’assessore Onorato, entrambi del Campo largo, lavoravano da anni per portare il Mondiale nella Capitale, insieme al percorso costruito da Max Rendina con il Rally di Roma Capitale”.

Il riferimento è al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, all’assessore Alessandro Onorato e all’attività sviluppata negli anni da Max Rendina attraverso il Rally di Roma Capitale. Nella lettura proposta dai capigruppo, proprio il lavoro istituzionale e organizzativo portato avanti a Roma avrebbe contribuito a creare le condizioni per la candidatura della Capitale.

“È questo il lavoro politico e istituzionale che ha creato le condizioni per la candidatura romana”.

Da qui l’invito a evitare, nella fase attuale, la ricerca di responsabilità politiche individuali. La competizione è ormai stata assegnata e il problema, secondo il centrodestra di Alghero, è capire come costruire le condizioni per riportarla in Sardegna.

“Oggi non serve cercare capri espiatori. I buoi sono già scappati dalla stalla”.

La metafora utilizzata dai capigruppo richiama direttamente la possibilità di intervenire quando la decisione è ormai stata assunta. Una posizione che non equivale, però, alla rinuncia a riportare il Rally in Sardegna.

Al contrario, la proposta è quella di aprire immediatamente un confronto istituzionale con gli organismi che hanno effettivamente competenza sulla gestione del campionato.

“Se Di Nolfo vuole davvero difendere il Rally, siamo pronti a lavorare insieme. Ma bisogna farlo con i soggetti giusti: WRC Promoter e FIA, coinvolgendo ACI, Regione, Governo e Comune di Alghero”.

La proposta avanzata è quella di istituire un tavolo permanente dedicato al Rally. Un organismo che dovrebbe mettere insieme le diverse forze politiche e istituzionali sarde con l’obiettivo di elaborare una strategia condivisa.

“E proponiamo di farlo subito, con un tavolo permanente per il Rally, aperto a tutte le forze politiche e istituzionali sarde, che definisca una vera strategia per riportare il Mondiale ad Alghero”.

Il punto, secondo i firmatari della presa di posizione, è superare una logica basata soltanto sulle dichiarazioni politiche e costruire invece una candidatura strutturata. Per farlo sarebbero necessarie risorse, interlocuzioni istituzionali e una programmazione pluriennale.

“Non un tavolo di parole, ma un progetto concreto: risorse certe, un calendario di interlocuzioni con WRC Promoter e FIA, il coinvolgimento di ACI e del Governo e un piano pluriennale per rendere la Sardegna nuovamente competitiva nella candidatura”.

È proprio la programmazione nel medio e lungo periodo a rappresentare, nella prospettiva indicata dai capigruppo, uno degli elementi decisivi. La perdita della gara non dovrebbe essere affrontata soltanto attraverso una reazione politica alla decisione, ma attraverso un percorso finalizzato a costruire una nuova candidatura sarda.

Il ragionamento viene sintetizzato nel confronto tra quanto fatto a Roma e quanto dovrebbe essere fatto ora in Sardegna.

“Se Roma ha lavorato per anni per conquistare il Mondiale, la Sardegna deve iniziare oggi a lavorare per riconquistarlo”.

La richiesta è quindi quella di superare le divisioni e di coinvolgere tutte le componenti istituzionali interessate. L’obiettivo dichiarato è presentare, in futuro, una candidatura che possa essere considerata credibile dagli organismi internazionali del rally.

“Mettiamo da parte le polemiche, coinvolgiamo tutti e costruiamo una candidatura forte, unitaria e credibile”.

Il futuro della manifestazione resta dunque al centro del confronto. Da una parte c’è la volontà di valorizzare il patrimonio sportivo ed economico costruito negli anni attorno al Rally Italia Sardegna. Dall’altra c’è la necessità, indicata dai capigruppo, di confrontarsi con gli organismi che hanno un ruolo determinante nella definizione del calendario e delle sedi del Campionato del Mondo Rally.

Nel frattempo, l’ultima edizione disputata in Sardegna ha rappresentato il capitolo conclusivo dell’attuale ciclo della manifestazione sull’isola. Dal prossimo anno, secondo quanto indicato nella ricostruzione proposta, la gara dovrebbe inoltre assumere la denominazione di Rally Costa Smeralda.

La partita, però, non viene considerata definitivamente chiusa dal centrodestra algherese. La strategia indicata è quella di lavorare fin da subito per creare le condizioni di una nuova candidatura. Non attraverso un confronto esclusivamente politico interno, ma attraverso un’interlocuzione diretta con WRC Promoter e FIA, accompagnata dal coinvolgimento di ACI, Regione, Governo e Comune di Alghero.

Il messaggio conclusivo dei capigruppo è infatti rivolto proprio alla necessità di considerare il Rally come un patrimonio territoriale da difendere attraverso una programmazione concreta. “Il Rally è un patrimonio di Alghero e della Sardegna: difenderlo significa lavorare da subito per riportarlo a casa”.

Siamo certi che, in silenzio, si potrà fare un ottimo lavoro politico-diplomatico e che un giorno si potrà addirittura arrivare ad avere il Rally Roma-Sardegna, con metà gara tra la Capitale e la Toscana, imbarco da Livorno, prosieguo della gara in Sardegna e premiazioni all’interno di Città del Vaticano. Ma chiediamo silenzio e rispetto per il rally. E’ un oggetto delicato. E potrebbe rompersi. Sarebbe un peccato, perché è dell’Italia. Non di una sola regione. E lo è sempre stato, anche quando si correva a Sanremo!

Molti altri dettagli, movimenti, curiosità inedite, le troverete su TuttoRally in edicola a partire dal 15 ottobre all’interno di un’inchiesta esclusiva sul Rally d’Italia, sul suo passato e sul suo futuro. Ovviamente, parla chi c’era…

7 Ottobre 2026/da Marco Cariati
Tags: rally italia sardegna, world rally championship
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