La Lancia Fulvia Montecarlo 1972 all’asta
L’auto in vendita su Classic Trader è una Fulvia Coupé Montecarlo del 1972, colore rosso con interni neri in similpelle, chilometraggio dichiarato di soli 10.400 km (ritenuto tracciabile dal proprietario). Non si tratta di un esemplare “matching numbers” dichiarato, ma di un’auto che ha beneficiato di un restauro integrale
La Lancia Fulvia Coupé rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia automobilistica italiana, un’auto che ha saputo unire eleganza, innovazione tecnica e un palmarès sportivo leggendario. L’esemplare del 1972 attualmente in asta su Classic Trader, denominato “Fulvia Montecarlo”, incarna perfettamente lo spirito di questa icona: una coupé di seconda serie restaurata con passione maniacale, offerta a una stima di 30.000–32.500 € (con riserva non ancora raggiunta al momento della descrizione, zero offerte e 17 osservatori, termine 8 marzo 2026).
Fulvia, una rivoluzione su quattro ruote
Prodotta dal 1963 al 1976, la Lancia Fulvia nacque come erede della Appia, ma superò rapidamente le aspettative grazie al genio ingegneristico di Antonio Fessia. Il suo cuore pulsante è il celebre motore V4 a stretto angolo (11°30′), montato longitudinalmente in posizione anteriore avanzata, con trazione anteriore e baricentro basso. Questa configurazione, insolita per l’epoca, regalava un handling straordinario: l’auto era neutra, precisa e prevedibile, qualità che la resero adorata sia su strada che nei rally.
La versione Coupé, disegnata da Piero Castagnero, debuttò nel 1965 con linee tese, muso lungo e coda tronca ispirata ai motoscafi Riva. Accorciata di 15 cm rispetto alla berlina, pesava circa 970 kg e offriva un mix ideale tra comfort e sportività. La seconda serie, introdotta intorno al 1970, migliorò qualità costruttiva, finiture e praticità quotidiana senza tradire il DNA originale: nuovo frontale con fanali allo iodio, coda ridisegnata, alternatore, sterzo collassabile e freni Superduplex.
Nel 1972 la Fulvia Coupé toccò l’apice agonistico. La 1.6 HF di Sandro Munari e Mario Mannucci vinse il Rally di Monte Carlo, dominando sul mitico Col de Turini nonostante la neve e rivali più potenti. Quella vittoria, unita ad altri successi (Marocco, Sanremo), portò la Lancia al titolo di Campione del Mondo Costruttori nell’International Championship for Manufacturers (precursore del WRC vero e proprio dal 1973). Fu l’inizio dell’era d’oro dei rally per il marchio torinese, che avrebbe poi dominato con Stratos, 037 e Delta.
Per celebrare il trionfo monegasco, Lancia lanciò la serie speciale Montecarlo (o Monte-Carlo) sulla base della Coupé 1.3 S seconda serie. Non era una versione da corsa estrema come le HF, ma un omaggio stilistico: parafanghi leggermente allargati (ereditati dalle HF), fanali fendinebbia rettangolari, interni sportivi con sedili a secchiello, cofano e baule neri opachi con adesivi stile targa rally, specchietto singolo e ruote da 4.5J. Il motore restava il 1.298 cm³ da circa 90 CV DIN (66 kW), sufficienti per sfiorare i 170 km/h su un’auto leggera e ben bilanciata.
L’esemplare in asta: un restauro da manuale
L’auto in vendita su Classic Trader è una Fulvia Coupé Montecarlo del 1972, colore rosso con interni neri in similpelle, chilometraggio dichiarato di soli 10.400 km (ritenuto tracciabile dal proprietario). Non si tratta di un esemplare “matching numbers” dichiarato, ma di un’auto che ha beneficiato di un restauro integrale durato oltre sei anni, eseguito direttamente dal proprietario con approccio artigianale e documentato.
Il progetto iniziò nel marzo 2014, quando il proprietario la acquistò tramite annuncio online a Bergamo. Il viaggio di rientro di 160 km rivelò le reali condizioni: ciò che sembrava un conservativo si trasformò in restauro totale. La carrozzeria fu completamente smontata: fondi e parti inferiori sostituiti, parafanghi ricostruiti in acciaio, porte e cofani in alluminio conservati e riportati a nuovo. I supporti sedili, modificati in passato, tornarono alle specifiche originali con saldature professionali.
L’abitacolo è stato rinnovato fedelmente: sedili anteriori rifoderati, panchetta posteriore ricostruita, pannelli porta corretti per la seconda serie (sostituiti quelli di serie successive), plancia e strumentazione restaurate per un look autentico.
Cuore del lavoro è stato il motore: revisione completa con rettifica cilindri, nuovi pistoni, fasce, valvole, molle, alberi a camme, bronzine, catena di distribuzione, carburatori e molto altro. Impianto frenante e sospensioni interamente rifatti (pompa, pinze, dischi, pastiglie), impianto elettrico ricostruito con cablaggi originali per sezione e colore.
Un video documenta l’intero processo di smontaggio e ricostruzione, e sono disponibili documenti sui lavori. L’auto è immatricolata, pronta a partire, situata ad Alessandria (Italia).
Questa Fulvia Montecarlo è speciale?
Nonostante il nome “Montecarlo” evochi vittorie leggendarie, questa versione stradale resta una gran turismo accessibile, con prestazioni brillanti per l’epoca (90 CV su 970 kg circa) e un piacere di guida unico grazie alla trazione anteriore raffinata e al V4 dal suono inconfondibile. Il restauro “fai da te” ma professionale, con attenzione maniacale all’originalità, la rende un esemplare particolarmente autentico e personale.
A 30-32.500 € di stima, appare competitiva nel mercato delle Fulvia Coupé restaurate di seconda serie. Esemplari simili (Montecarlo o 1.3 S) oscillano spesso tra 28.000 e 45.000 € a seconda di chilometraggio, qualità del restauro e documentazione. Con soli 10.400 km dichiarati post-restauro e storia tracciabile dal 2014, rappresenta un’opportunità per chi cerca un’auto da collezione da usare con serenità, senza i compromessi di esemplari più “patinati” o con chilometraggi elevati.
Questa Lancia Fulvia Montecarlo del 1972 non è solo un’auto: è un pezzo di storia italiana, un omaggio alla vittoria di Monte Carlo e alla passione di un proprietario che ha dedicato sei anni della sua vita a riportarla in vita componente per componente. In un’epoca in cui le Fulvia ben restaurate diventano sempre più rare e ambite, esemplari come questo – con restauro documentato, chilometraggio basso e appeal visivo del rosso classico – meritano attenzione. Se il rally italiano scorre nelle vostre vene, questa potrebbe essere l’occasione per possedere un mito su quattro ruote, pronto a regalare emozioni su strade tortuose o semplicemente in garage come opera d’arte mobile.









