Casa Lancia apre a Mabellini e Crugnola
Dietro le quinte di Casa Lancia, il clima è quello delle grandi operazioni industriali e sportive. Movimenti discreti, contatti silenziosi, interlocuzioni riservate al limite del top secret con piloti, manager, tecnici, con Aci Sport e con il Promoter delle serie Tricolore. Nessuna dichiarazione pubblica, nessuna fuga in avanti. In Lancia vogliono fare parlare i fatti, non solo nel WRC, ma anche nell’ERC e nel CIAR.
In Casa Lancia, la stagione rallystica 2026 non è una data, ma la linea d’orizzonte ormai raggiunta nel WRC e in fase di raggiungimento per altre importanti serie, cioè quella continentale e quella nazionale. Tutto ruota attorno a quel punto preciso nel tempo, con una consapevolezza rara nel motorsport moderno: tornare non significa semplicemente rientrare in scena, ma esporsi a un giudizio che non concede attenuanti. Perché Lancia non è un marchio qualunque. È un nome che nei rally non ha partecipato alla storia: l’ha scritta, spesso dettandone le regole. I rally erano Lancia fino al 1992, checché se ne dica.
Per questo, dietro le quinte, il clima è quello delle grandi operazioni industriali e sportive. Movimenti discreti, contatti silenziosi, interlocuzioni riservate al limite del top secret con piloti, manager, tecnici, con Aci Sport e con il Promoter delle serie Tricolore. Nessuna dichiarazione pubblica, nessuna fuga in avanti. In Lancia vogliono fare parlare i fatti. Fino ad allora, bocche cucite.
Il fermento, però, è continuo. Ai piani alti, dove si definiscono le strategie di marchio e le linee guida sportive. Ai piani intermedi, dove si traducono le idee in programmi concreti, budget, calendari, partnership. E ai piani bassi, nelle officine, dove la teoria diventa meccanica, dove le Ypsilon HF Integrale Rally2 devono dimostrare di essere non solo un’operazione di immagine, ma vetture competitive, affidabili, ripetibili. Vincenti. Le migliori.
Perché c’è un aspetto spesso sottovalutato: il ritorno di Lancia avviene in un contesto tecnico e sportivo estremamente esigente. Il mondo Rally2 è oggi il vero cuore pulsante dei rally internazionali, con una concorrenza altissima e con clienti che non perdonano errori. E proprio qui si innesta una delle sfide più complesse: sviluppare le vetture ufficiali e, allo stesso tempo, evadere gli ordini dei team clienti che stanno arrivando. Un segnale inequivocabile di interesse reale, non semplice curiosità nostalgica.
Tornare, per Lancia, è dunque molto più impegnativo che debuttare. Un debutto concede margini di comprensione, un ritorno no. Tanto più quando alle spalle c’è un blasone sportivo che pesa come un’ombra costante. I record, i titoli, le stagioni leggendarie non sono un vanto da esibire, ma un termine di paragone permanente. Non puoi permetterti di sbagliare, non tanto per timore delle critiche, quanto per rispetto verso quelle migliaia di appassionati che al Rallye Monte-Carlo non ci vanno per una Rally2 qualsiasi, ma per vedere tornare Lancia.
Ed è proprio il Monte-Carlo a rappresentare il primo vero banco di prova simbolico. Lì, più che altrove, la presenza di Lancia verrà osservata, pesata, interpretata. Non solo nei tempi, ma nei dettagli: nell’approccio, nell’organizzazione, nella capacità di stare dentro un contesto che non ammette improvvisazione. Il pubblico non chiede miracoli immediati, ma pretende serietà. E Lancia lo sa.
Tuttavia, sarebbe un errore pensare che l’attenzione sia concentrata esclusivamente sul debutto imminente nel Mondiale Rally. Certo, l’esordio iridato con le Ypsilon HF Integrale Rally2 affidate al francese Yoann Rossel e al russo Nikolay Gryazin rappresenta un passaggio chiave. Due piloti di altissimo profilo, diversi per stile e percorso, ma accomunati da velocità, esperienza e capacità di sviluppare una vettura. Una scelta che parla chiaro: credibilità prima di tutto.

ERC con Mabellini
Ma lo sguardo di Lancia è più ampio e più profondo. Il progetto guarda con decisione anche all’Europeo Rally e al Campionato Italiano. Non per presidiare spazi marginali, ma perché sono contesti fondamentali per costruire un’identità sportiva coerente, per radicarsi nei territori, per dialogare con una base di appassionati che da sempre rappresenta il cuore del Marchio.
In questo scenario si collocano le voci molto bene informate che, pur senza conferme ufficiali al momento, trovano riscontri sempre più consistenti. In Lancia nessuno conferma nulla, ma le trattative per schierare una Ypsilon HF Integrale Rally2 nell’ERC con Andrea Mabellini e Virgy Lenzi sarebbero in fase conclusiva. Un’operazione tutt’altro che casuale. Mabellini rappresenta una nuova generazione di piloti italiani capaci di confrontarsi stabilmente a livello europeo, mentre Lenzi è la navigatrice perfetta per Andrea, già matura, affidabile, metodica, soprattutto calma. Un binomio che risponde perfettamente alla logica di un progetto che guarda al presente, ma pure al futuro.
CIAR con Crugnola
Allo stesso modo, sarebbero in fase avanzata anche i dialoghi per un programma nel Campionato Italiano Rally con Andrea Crugnola. Qui il peso dell’operazione sarebbe ancora maggiore. Crugnola non è un semplice campione affermato, ma è un riferimento tecnico assoluto per il Tricolore. Affidargli una Ypsilon HF Integrale significa dare la vettura al giudizio più severo possibile, quello di un pilota che sa vincere e che questa auto l’ha vista nascere.
Il resto è noia
La notizia di Mabellini e di Crugnola, quando troverà conferma ufficiale – e l’impressione è che sia ormai questione di giorni – avrà un duplice valore. Perché, oltre a rendere giustizia a due ottimi piloti, mi sia consentito, metterà fine a mesi di chiacchiere sterili, di analisi improvvisate, di sentenze urlate da sedicenti direttori sportivi e team principal da tastiera. Quelli che hanno ripetuto come un mantra che “Lancia è francese” e che “in un’azienda francese non potrà mai esserci spazio per un italiano”. Giusto, uno, ma magari due sì.
Una lettura semplicistica, miope, che ignora completamente come funziona oggi il motorsport di alto livello. Lancia è un marchio italiano, con una storia italiana, inserito in una struttura industriale internazionale. E proprio questa dimensione consente scelte basate su competenza e merito, non su passaporti o bandiere. Se un pilota italiano è la scelta migliore, sarà quella giusta. Punto. E chissenefrega se il reparto sportivo è a Satory. Ma quello di Toyota si trova in Giappone? E quello di Hyundai si trova in Corea?
I rapporti con Aci Sport e con il Promoter delle serie Tricolore si inseriscono perfettamente in questa visione, visto tra l’altro che Mabellini è un pilota Aci Team Italia che piace anche al vecchio Promoter WRC. Non si tratta solo di burocrazia o regolamenti, ma di costruire un progetto che abbia un impatto reale sul sistema rally. Il ritorno di Lancia può diventare un volano per l’intero movimento, ma solo se gestito con equilibrio e visione. Ed è per questo che ogni passo viene ponderato, discusso, condiviso.
Alla fine, ciò che emerge è un quadro chiaro: Lancia non sta tornando per celebrare il passato, ma per meritarsi il futuro. Con metodo, silenzio, ambizione e una consapevolezza rara. Tornare, per chi ha fatto la storia dei rally, significa accettare la sfida più difficile: dimostrare di essere ancora all’altezza del proprio nome.









