Luigi Salvador: una proposta per salvare i rally su terra
Per quanto riguarda la formula, sarebbero ammesse tutte le vetture (anche Rally2 e WRC), dando la possibilità di correre pure agli SSV (i Side by side) e alle vetture storiche, in modo da non precludersi concorrenti. Un’idea che nasce dall’esperienza diretta del Prealpi.
Quaranta chilometri di speciali, nessuno shakedown, una media inferiore agli 80 km/h in prova, massimo 30/36 ore di gara e un trofeo con uno sponsor tecnico che dia premi agli equipaggi. Sono questi alcuni degli aspetti principali della ricetta lanciata da Luigi Salvador, organizzatore dal 2008 del Prealpi Master Show e collaboratore di lunga data di Oriano Agostini, per creare una formula capace di dare nuova linfa ai rally su terra.
Riscontrando alcune problematiche nelle gare di oggi su fondi sterrati, in primis l’aumento dei costi di organizzazione dovuto ai rincari assicurativi e dei servizi, il calo degli iscritti (soprattutto di auto al di fuori dei gruppi R), la difficoltà nel reperire strade adatte e la mancanza di una serie minore che convogli l’interesse dei concorrenti, Salvador ha mandato la sua proposta all’Aci Sport, promuovendola anche sui social.
“La mia idea, che è anche un po’ una provocazione, è una serie di tre o quattro gare semplici con 40 o 50 km di speciali che avrebbero costi diversi da quelle del CIRT. Inoltre, una media di 80 km/h dovrebbe portare dei vantaggi dal punto di vista assicurativo, data la maggior sicurezza”, esordisce Salvador.
Il ricordo va subito ai Raceday: “Si trattava di gare piccole che assorbivano una fascia di clientela poi solo in parte travasata nel Campionato italiano terra. Ora di rally al di fuori del CIRT ne rimangono pochi e se non c’è un obiettivo, molti non hanno voglia di fare la gara singola, mentre prima con il Challenge c’era comunque un sentirsi parte di qualcosa, anche grazie ai premi che davano valore aggiunto”.
Per quanto riguarda la formula, sarebbero ammesse tutte le vetture (anche Rally2 e WRC), dando la possibilità di correre pure agli SSV (i Side by side) e alle vetture storiche, in modo da non precludersi concorrenti. Un’idea che nasce dall’esperienza diretta del Prealpi: “Io vedo che con la nostra gara, che comunque è più uno show, siamo sempre rimasti sopra le cento macchine in tutti questi anni”.
La parola d’ordine è snellezza: rally che partono alle 14 e si concludono alle 20 del giorno successivo, senza shake down, in modo da coinvolgere anche tanti piloti che hanno le loro auto di proprietà e voglio divertirsi nel weekend. Per quanto riguarda il format non ci sono grandi vincoli: “È giusto venire incontro a chi organizza anche in base alla tipologia di percorso, perché poi non è detto che uno riesca a trovare per forza una, due o tre prove”. Perciò si potrebbero fare delle ronde, così come due o tre speciali da ripetere.
Questa proposta nasce anche da un’esigenza concreta, il sempre maggiore appeal delle corse all’estero: “Qui al Nord-Est abbiamo una concorrenza abbastanza importante delle gare in Croazia, i Rally Show, in cui puoi correre con quello che vuoi, tutto è facilitato e ti fanno la licenza sul posto. Questo è anche troppo, però sta di fatto che se uno non ha grandi pretese, va lì e si diverte. Negli anni queste competizioni hanno preso sempre più piede”.








