WRC Italia: sfida finale tra Roma e la Sardegna
WRC, il Rally d’Italia conteso tra Roma e la Sardegna: sfida tra sport, politica e strategia. Roma ha tutte le carte in regola, la Sardegna pure.
Il Rally d’Italia si appresta a vivere una delle sue stagioni più decisive, non tanto per ciò che avviene tra le cunette sterrate o gli scoli dell’acqua che delimitano le PS asfaltate, ma per le manovre che si consumano nei palazzi delle istituzioni sportive e politiche. Per la prima volta dopo oltre vent’anni, il futuro del WRC in Italia potrebbe subire un ribaltamento geografico e culturale: da una parte c’è la Sardegna, attuale sede consolidata della tappa italiana del Mondiale Rally, dall’altra la Capitale, che rappresenta un gioiello e con una serie di mosse strategiche portate avanti negli ultimi anni si è candidata concretamente a diventare il nuovo epicentro Tricolore del rally iridato.
Roma al contrattacco
L’ascesa di Roma come possibile nuova sede del Rally d’Italia non nasce dal nulla, visto che Roma è la Città Eterna e nessuna gara al mondo potrebbe mai vantare una simile location. Alla base di tutto, però, vi è la passione e il lavoro pluri-decennale di Max Rendina, ex pilota, campione del mondo rally Gruppo N e oggi figura centrale nel motorsport laziale e nazionale, fondatore e promotore del Rally Roma Capitale, evento nato nel 2013 e cresciuto fino a diventare una delle tappe più solide dell’ERC e del Campionato Italiano Assoluto Rally (CIAR). Ma in un contesto in cui la buona organizzazione, la location e i rapporti ispettivi potrebbero non bastare, Max Rendina ha dalla sua parte anche il fatto che il Rally Roma Capitale costa meno del Rally Italia Sardegna (parliamo di soldi pubblici) e vanta collegamenti turistici molto più comodi.
A rafforzare le ambizioni della Capitale è arrivata la recente elezione di Geronimo La Russa alla presidenza di Aci. Vero è che la firma la apporrà il commissario straordinario, che sarà ancora in carica alla data della scelta, ma altrettanto vero è che è importante per la FIA sapere che la federazione italiana ha di nuovo un presidente e che è uscita dalla fase di impasse che si era creata col commissariamento di inizio anno. È una questione di stabilità politica sia per una gara e sia per l’altra.
Non meno significativa è la nomina di un personaggio con le capacità e le competenze di Bruno De Pianto a consulente unico per il motorsport di ACI. De Pianto, ex team principal di Motorsport Italia (la struttura gestionale dietro al Rally Roma Capitale) e unico italiano membro della Commissione FIA, porta in dote una rete internazionale e una profonda esperienza nella governance sportiva. Il suo ruolo, unito a quello di La Russa e Rendina, rappresenta un tridente perfettamente allineato per spingere la candidatura di Roma.
RIS: un modello da difendere
Dall’altra parte del ring troviamo la Sardegna, che dal 2004 ospita la tappa italiana del Mondiale Rally. Il format sardo ha saputo creare nel tempo un’identità precisa, fondata sulla spettacolarità delle prove sterrate, l’unicità dei paesaggi, l’ospitalità locale e una logistica ben rodata tra Olbia e Alghero.
Il sostegno economico della Regione Sardegna è sempre stato decisivo, circa 2,5 milioni di euro per edizione: ogni anno l’amministrazione stanzia fondi rilevanti per l’organizzazione dell’evento, consapevole del ritorno turistico e d’immagine che il rally porta sull’isola. I sindaci di Olbia e Alghero, Settimo Nizzi e Raimondo Cacciotto, si sono espressi con fermezza contro l’ipotesi di un trasferimento dell’evento, rivendicando un modello virtuoso fondato su una solida sinergia istituzionale e territoriale.
Nonostante ciò, il contratto attualmente in vigore con i promotori sardi scade proprio nel 2025 e Roma ha avuto dei rapporti ispettivi eccellenti. La volontà di rinnovare l’accordo con il Rally Italia Sardegna c’è, ma il rischio di un ribaltamento è concreto, anche perché nel frattempo il Rally Roma Capitale ha alzato il profilo internazionale dell’evento, attirando sponsor, pubblico e una visibilità mediatica unica nel suo genere. Della gara di Rendina ne parlano persino i TG nazionali come il TG5 di Mediaset.
Asfalto o terra? Il nodo tecnico
Oltre agli aspetti politici ed economici, c’è anche una questione prettamente tecnica: il fondo delle prove speciali. La Sardegna rappresenta attualmente l’unica gara su terra del calendario WRC in Italia, ed è molto apprezzata dai team e dai piloti proprio per le sue difficoltà, l’alternanza tra tratti veloci e settori tortuosi e le alte temperature che mettono a dura prova uomini e mezzi. La Sardegna piace e da 20 anni garantisce una vetrina fantastica, una “perla” a livello di scenografia e ambientazioni, fatte salve le difficoltà e i costi elevati per raggiungere l’Isola.
Roma, invece, offre prove su asfalto guidate e veloci, che attraversano posti in cui la storia dei rally e la passione hanno scritto pagine importanti. Tutti i campioni e i top driver italiani amano le PS laziali. Tanti piloti vengono dall’estero nella speranza di vincere la gara di Rendina a discapito di Crugnola, Basso e chissà, in futuro, di Mabellini o Daprà. L’inclusione della Capitale comporterebbe dunque una modifica radicale del carattere della tappa italiana, trasformandola in un round su fondo catramato, ma non in un qualsiasi round. Paradossalmente, la scelta dell’asfalto potrebbe portare molto più pubblico in PS (ricordate quanta gente accorreva a vedere il Sanremo?) di quanto ce ne sia oggi. Il dilemma, per ora resta: isola o terra ferma?
Diplomazia FIA e strategie nazionali
La decisione definitiva spetterà alla FIA e a WRC Promoter GmbH, ma il ruolo dell’Automobile Club d’Italia sarà cruciale nel proporre – e soprattutto supportare – una delle due soluzioni. E in questo momento Roma sembra poter contare su un vantaggio nei rapporti con la nuova governance sportiva.
Tuttavia, nonostante Roma sembri essere in pole position per aggiudicarsi questa importantissima titolazione, non si può sottovalutare l’importanza dell’esperienza e della tradizione maturate in Sardegna, dove i rapporti con la federazione internazionale sono consolidati e il know-how organizzativo collaudato. La Regione, i sindaci coinvolti e gli organizzatori sardi hanno già fatto sapere di essere pronti a un rilancio, puntando su un possibile rinnovo pluriennale e su una strategia promozionale rinnovata, capace di valorizzare ancora di più la Sardegna come location di riferimento per il rally internazionale.
La sfida tra Roma e la Sardegna per il futuro del Rally d’Italia non è soltanto una questione sportiva, ma un vero confronto tra visioni diverse: da un lato la novità della Capitale, i costi organizzativi più contenuti e la semplicità di raggiungere la location della gara, supportata da una vetrina fantastica e da un ritorno mediatico elevatissimo, oltre che da una rete politica forte e da un progetto ambizioso, dall’altro l’affidabilità di un evento che in ventidue anni ha saputo conquistarsi il rispetto e l’affetto di milioni di fans del WRC.
La partita si giocherà nelle stanze dell’Aci, nei dossier presentati alla FIA e nel dialogo tra le amministrazioni locali e i promotori internazionali. Ma a decidere, come sempre accade nei rally, sarà la traiettoria migliore tra rischi economici e opportunità territoriali. E per questo, Roma sembra aver preso la linea più veloce. Ma non è detta l’ultima parola…









