Assolto Giuseppe Zagami, Aci VCO: nessun reato
L’origine del procedimento risale all’indagine avviata nel 2023 dalla Procura di Verbania, incentrata su presunte firme false e su altre ritenute dubbie a sostegno della lista di candidatura di Giuseppe Zagami al consiglio direttivo dell’Aci Vco per il mandato 2021–2025, nel frattempo Zagami è stato regolarmente rieletto anche per il prossimo quadriennio.
La quarta sezione penale della Corte di Appello di Torino ha assolto Giuseppe Zagami, presidente dell’Automobile Club Verbano Cusio Ossola, riformando integralmente la sentenza emessa nel marzo 2024 dal giudice dell’udienza preliminare di Verbania. In primo grado Zagami era stato condannato a sei mesi di reclusione per il reato di falso per induzione, al termine di un procedimento nato da un’indagine della Procura di Verbania avviata nel 2023. La decisione della Corte torinese ha ribaltato quell’esito, pronunciando l’assoluzione con le formule “per non aver commesso il fatto” e “perché il fatto non costituisce reato”, ponendo così fine, almeno sul piano giudiziario, a una vicenda che aveva inciso in modo rilevante sulla vita istituzionale dell’Aci Vco e sull’immagine del suo presidente.
Zagami è stato difeso dall’avvocato Giorgio Legnazzi, mentre l’accusa, sostenuta dalla Procura di Verbania, aveva chiesto in primo grado una condanna più severa, pari a un anno e mezzo di reclusione. La distanza tra la richiesta dell’accusa e l’esito finale del giudizio di appello rappresenta uno degli elementi più significativi dell’intera vicenda, perché evidenzia come la lettura dei fatti operata dai giudici di secondo grado abbia portato a una valutazione radicalmente diversa rispetto a quella contenuta nella sentenza del Gup.
L’origine del procedimento risale all’indagine avviata nel 2023 dalla Procura di Verbania, incentrata su presunte firme false e su altre ritenute dubbie a sostegno della lista di candidatura di Giuseppe Zagami al consiglio direttivo dell’Aci Vco per il mandato 2021–2025, nel frattempo Zagami è stato regolarmente rieletto anche per il prossimo quadriennio e ha portato i soci del suo Aci da 4000 a 6000 e soprattutto quelli sportivi da 300 a quasi 1000. Secondo l’impostazione accusatoria, alcune sottoscrizioni presentate a supporto della candidatura non sarebbero state autentiche, oppure sarebbero state raccolte in modo tale da integrare un’ipotesi di falso per induzione, reato che presuppone l’inganno di un pubblico ufficiale chiamato ad attestare fatti non veri.
La sentenza di primo grado aveva ritenuto fondata questa ricostruzione, arrivando alla condanna a sei mesi. Una decisione che aveva avuto un forte impatto mediatico e istituzionale, perché riguardava il vertice di un ente come l’Automobile Club, realtà di riferimento sul territorio per quanto concerne la mobilità, l’automobilismo sportivo e i servizi agli automobilisti. In quel momento, la posizione di Zagami appariva indebolita, anche in considerazione del fatto che la Procura aveva sostenuto una linea accusatoria ancora più severa rispetto a quella accolta dal giudice.
Il giudizio di appello ha però rappresentato un passaggio decisivo. La quarta sezione penale della Corte di Appello di Torino ha riesaminato il materiale probatorio, le modalità di raccolta delle firme contestate e il ruolo attribuito a Zagami nella presunta induzione in errore. Il risultato è stato una riforma completa della sentenza di primo grado, con l’assoluzione piena dell’imputato. Le due formule adottate dai giudici – “per non aver commesso il fatto” e “perché il fatto non costituisce reato” – sono particolarmente rilevanti dal punto di vista giuridico, perché escludono non solo la responsabilità penale dell’imputato, ma anche la stessa configurabilità del reato così come contestato.
Nel primo caso, la Corte ha stabilito che Zagami non ha materialmente posto in essere il fatto che gli veniva attribuito. Nel secondo, ha affermato che, anche laddove si considerassero alcune circostanze emerse, queste non integrerebbero comunque una fattispecie penalmente rilevante. È una doppia affermazione che rafforza il valore assolutorio della decisione e che segna una netta cesura rispetto alla valutazione espressa dal Gup di Verbania.
Dal punto di vista della difesa, l’assoluzione riconosce la strategia della linea sostenuta fin dall’inizio del procedimento. L’avvocato Giorgio Legnazzi ha seguito Zagami sostenendo l’assenza di elementi idonei a dimostrare la volontà di commettere un falso e contestando l’impianto accusatorio che attribuiva al presidente dell’Aci Vco un ruolo attivo nell’eventuale irregolarità delle firme. La decisione della Corte di Appello di Torino conferma, sul piano giudiziario, questa impostazione.
Sul fronte opposto, la Procura di Verbania aveva impostato l’indagine e il successivo processo sulla necessità di verificare la regolarità delle procedure elettive interne all’Aci Vco, ritenendo che eventuali irregolarità nella raccolta delle firme potessero compromettere la legittimità della candidatura e, di conseguenza, dell’elezione. La richiesta di condanna a un anno e mezzo avanzata dall’accusa evidenziava la convinzione che i fatti contestati avessero una rilevanza penale significativa.
La vicenda giudiziaria si inserisce in un contesto delicato, perché riguarda un ente che svolge funzioni di rappresentanza e di servizio sul territorio. Le elezioni interne e le procedure di candidatura assumono, in questo senso, un valore che va oltre la dimensione meramente formale, incidendo sulla credibilità delle istituzioni associative. Proprio per questo, l’indagine del 2023 aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica locale, alimentando un dibattito che, nel tempo, si è intrecciato con il percorso processuale.
L’assoluzione pronunciata dalla Corte di Appello di Torino consente ora di chiudere questa fase con un pronunciamento definitivo di merito, almeno per quanto riguarda il giudizio di secondo grado. Dal punto di vista giuridico, la riforma della sentenza del Gup di Verbania assume un peso rilevante, perché ribadisce il principio secondo cui la responsabilità penale deve essere accertata al di là di ogni ragionevole dubbio e sulla base di elementi chiari e univoci.
Per Giuseppe Zagami, la decisione rappresenta un punto di svolta dopo un periodo segnato dall’incertezza e dalle conseguenze personali e istituzionali di un procedimento penale in corso. L’assoluzione “per non aver commesso il fatto” e “perché il fatto non costituisce reato” restituisce una piena legittimazione sul piano giudiziario, sgombrando il campo da accuse che avevano pesato sulla sua figura pubblica.
“Sono soddisfatto – ci ha detto il presidente dell’Aci Vco -. Sono contento di essere voluto andare fino in fondo in questa vicenda, perché sapevo di essere innocente, ma volevo dimostrarlo con una sentenza, e so che con il nostro gruppo di lavoro in Aci abbiamo fatto un bel lavoro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, comprese le attività di beneficenza e per il sociale. Questo mi stimola maggiormente a fare ancora meglio di quanto fatto fino ad ora, seppure i risultati sono stati eccellenti. Vogliamo che il Vco diventi una capitale del motorsport e della sicurezza stradale, perché le due cose camminano a braccetto, vogliamo continuare a sensibilizzare sulle disabilità, vogliamo regalare cultura e mentalità sportiva e divertimento, ma anche integrare il territorio nelle nostre attività, così che tutti possano beneficiare del movimento automobilistico”.








