Rally di Argentina 1986, la consacrazione di Miki Biasion
La vittoria al Rally di Argentina 1986 ebbe un valore che andava oltre il semplice risultato sportivo. Divenne il simbolo della maturità raggiunta dalla Delta S4 e della capacità di Biasion di domare un mezzo che molti consideravano ingestibile. A quella vittoria si aggiunse il podio ottenuto al Rally di Sanremo.
Dopo aver concluso la stagione 1985 al volante della Lancia 037 schierata dal Jolly Club, Miki Biasion si trovò al centro di una fase di transizione cruciale per la Lancia e per l’intero mondo dei rally. Il passaggio alla Delta S4 nel 1986 non rappresentò soltanto un cambio di vettura, ma l’ingresso definitivo nell’era più estrema e tecnologicamente avanzata del Gruppo B. Per Biasion, che fino a quel momento aveva dimostrato solidità, velocità e una notevole capacità di adattamento, la S4 costituì al tempo stesso un’opportunità sportiva e una sfida tecnica senza precedenti.
La Delta S4 era un progetto radicale, concepito per competere ad armi pari con le Audi Quattro e le Peugeot 205 T16, ma anche per superarle sul piano delle prestazioni pure. Trazione integrale, telaio tubolare, carrozzeria in materiali compositi e soprattutto un motore sovralimentato con doppio sistema di compressione, volumetrico e turbo, che garantiva una risposta immediata ai bassi regimi e una spinta devastante agli alti. In questo contesto, Biasion non arrivò come semplice utilizzatore finale, ma come uno dei principali interpreti dello sviluppo della vettura.
Già dall’estate del 1985, su indicazione diretta di Cesare Fiorio, allora responsabile della Squadra Corse Lancia HF, Biasion fu coinvolto in modo sistematico nel programma di collaudi. Pur non potendo ancora gareggiare ufficialmente con la S4 a causa dei vincoli contrattuali legati alla sua appartenenza al Jolly Club, fu lui a percorrere più chilometri di chiunque altro durante la fase di sviluppo. Questo ruolo gli permise di conoscere la vettura in profondità, di comprenderne i limiti e le potenzialità, e di contribuire in modo concreto alla sua messa a punto.
Il progetto tecnico era guidato dall’ingegner Claudio Lombardi, figura centrale dell’ingegneria motoristica italiana, già noto per soluzioni d’avanguardia e per la successiva sperimentazione del motore Triflux, capace di raggiungere valori di potenza prossimi agli 800 cavalli. Accanto a lui operava Giorgio Pianta, capo collaudatore Abarth, che curò le prime fasi di sviluppo dinamico della S4. In questo contesto altamente specializzato, Biasion rappresentava il collegamento diretto tra il mondo dell’ingegneria e quello delle prove speciali, traducendo sensazioni di guida estreme in indicazioni utili per affinare un prototipo fuori scala.
Quando nel 1986 Biasion poté finalmente prendere parte al Campionato del mondo rally con la Delta S4, affiancato da Tiziano Siviero, la vettura aveva già raggiunto un livello di prestazioni che non aveva eguali. La vittoria al Rally d’Argentina rappresentò il punto più alto di questa breve ma intensissima esperienza. Su un terreno durissimo, caratterizzato da prove lunghe, altitudine elevata e condizioni spesso estreme, Biasion e Siviero seppero sfruttare al meglio la potenza e la trazione della S4, imponendosi con autorevolezza e dimostrando quanto la vettura fosse competitiva quando affidata a un equipaggio in grado di gestirne la complessità.
Quell’affermazione ebbe un valore che andava oltre il semplice risultato sportivo. L’Argentina divenne il simbolo della maturità raggiunta dalla Delta S4 e della capacità di Biasion di domare un mezzo che molti consideravano ingestibile. A quella vittoria si aggiunse il podio ottenuto al Rally di Sanremo, ulteriore conferma della solidità del binomio Biasion–Siviero e della competitività della vettura anche su fondi misti e asfaltati, dove l’erogazione brutale del motore richiedeva una sensibilità di guida fuori dal comune.
Biasion ha spesso sottolineato come l’aspetto che più lo colpiva della S4 fosse la potenza, non solo in termini assoluti, ma per il modo in cui veniva resa disponibile. Accelerare da 0 a 100 km/h in circa due secondi e mezzo, talvolta anche meno, su sterrato o su asfalto sporco, rappresentava qualcosa di difficilmente concepibile persino per gli standard odierni. Con oltre 500 cavalli per appena 940 chilogrammi di peso, la Delta S4 era un prototipo puro, privo di compromessi, che richiedeva al pilota una concentrazione costante e una capacità di anticipare le reazioni del mezzo.
La S4 continuava a essere un laboratorio viaggiante. Durante il 1986 vennero testate diverse soluzioni sperimentali, soprattutto sul piano aerodinamico. Lancia era già consapevole che il futuro dei rally, almeno nelle intenzioni iniziali della Federazione Internazionale dell’Automobile, sarebbe dovuto passare attraverso il Gruppo S, una categoria di prototipi ancora più avanzati, svincolati dalle produzioni di serie. In questo scenario si collocava il progetto Ecv, acronimo di Experimental Composite Vehicle, che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità tecnica della S4.
Alcune delle soluzioni pensate per la Ecv trovarono applicazione anticipata proprio sulla Delta S4, sotto forma di aggiornamenti aerodinamici sperimentali. Frontali rivisti, prese d’aria modificate e un alettone posteriore più pronunciato rispetto alla versione comunemente conosciuta erano parte di un lavoro di sviluppo che non ebbe mai la possibilità di esprimersi in gara. La versione evoluta esposta in occasione di Rallylegend testimonia quella fase finale, in cui la S4 stava evolvendo ulteriormente, spingendosi ancora oltre i limiti già impressionanti del progetto originale.
Il destino della Delta S4, e con essa dell’intero Gruppo B, fu però segnato dagli eventi drammatici della stagione 1986. I gravi incidenti portarono la FIA a una decisione drastica: l’abolizione delle Gruppo B e il ritorno a vetture derivate dalla serie. Per Lancia significò chiudere anticipatamente un capitolo tecnico straordinario, ma anche reindirizzare le risorse verso un nuovo percorso, che avrebbe condotto ai successi della Delta HF 4WD e, successivamente, della Delta Integrale.
Il successo in Argentina e lo sviluppo della S4 restano legati a un’idea di rally irripetibile, fatta di prototipi estremi, di sperimentazione continua e di un rapporto diretto tra pilota e ingegnere. Una parentesi breve, intensissima, in cui la Delta S4 non fu soltanto una vettura vincente, ma un simbolo di ciò che il rally era diventato nella sua fase più audace e controversa.









